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PROCURARSI UNA PIANTA DA LAVORARE

In assoluto il primo problema che si presenta quando si decide di intraprendere la coltivazione di un bonsai è quello del reperimento e della scelta della pianta. In tal senso sono possibili una vasta gamma di opportunità che possono essere suddivise in due grandi categorie: prelievo in natura e ottenimento per riproduzione (vedi successivo).
Inoltre meritano una menzione anche l'acquisto in vivaio e il "riciclo" di piante estirpate da parchi e giardini, quest'ultime spesso destinate a morte certa in qualche concimaia o a divenir legna da ardere.

Il prelievo in natura, criteri di scelta e nozioni per il trapianto.

Oltre ad essere estremamente affascinantae questa forma di ottenimento dell'esemplare da coltivare è senza dubbio quella più veloce e che da i migliori risultati, tuttavia va ricordato che molto spesso è illegale, infatti diverse norme in materia di tutela del patrimonio forestale vietano la raccolta, senza autorizzazione, di piante appartenenti al demanio forestale e per i trasgresori sono previste conseguenze penali, le quali sono particolarmente severe se si prelievano specie protette o si opera in parchi naturali.
Diversamente è disciplinato il prelievo in aree private nelle quali, ferme restando le tutele per le specie protette, si possono prelevare piante previa autorizzazione scritta del proprietario, ovviamente in caso contrario ci si imbatte nelle sanzioni civili e penali poste a tutela del diritto di proprietà.
La scelta della pianta da lavorare dovrà ricadere su un esemplare che presenti delle caretteristiche particolari: anzitutto il suo aspetto dovrà essere quanto più conforme a quello che si vorrebbe attribuire al futuro bonsai, è preferibile che le radici partano a raggiera dalla base, le condizioni di salute devono essere ottimali e sopratutto il prelievo deve risultare possibile, nel senso che si deve riuscire a prelevare la pianta con buona parte dell'apparato radicale, quindi per evitare che muoia bisogna astenersi quando le condizioni ambientali impediscono un prelievo agile!
Per procedere al prelievo sarà necessario attendere il riposo vegetativo e a tal proposito si consiglia di praticare eventuali potature sommarie di modellatura durante i mesi di attesa.
Una volta raggiunta la stagione adatta si potrà finalmente prelevare la nostra pianta: a questo punto sarà necessario, tenendo presente che le radici hanno la stessa estensione della chioma, praticarvi intorno un solco profondo circa 15cm dopodichè con una vanga si dovrà circoscrivere l'apparato radicale che successivamente andrà sollevato con cautela facendo leva con la vanga stessa.
Per il trasporto dal luogo del prelievo a quello di "lavoro" è consigliabile avvolgere il pane radicale in un telo umido o altrimenti di inserire l'intera pianta, facendo ovviamente attenzione a non rovinare la chioma, in un sacco di nylon, particolarmente adatto ad evitare la dispersione del terriccio e dell'umidità.
A questo punto la pianta andrà collocata in un vaso da coltivazione, ben più capiente dei vasi da esposizione. Questa scelta ci consentirà di asportare meno radici e quindi di alleviare il trauma sofferto dal futuro bonsai.
Il terriccio da utilizzare dovrà essere di granulometria piuttosto consistente, in modo da favorire il drenaggio dell'acqua e l'ossigenazione dell'apparato radicale. Per questo si consiglia una miscela di terriccio universale, torba, ghiaia e sabbia.
Per circa due mesi è consigliabile non somministrare fertilizzanti per evitare un affaticamento delle radici già provate dal trapianto, inoltre, per circa un anno ci si dovrà astenere da interventi sull'esemplare prelevato.
In generale per essere sicuri che la pianta abbia "attecchito" sarà sufficiente che questa superi la calura della successiva stagione estiva, va segnalato inoltre che le conifere con aghi sopportano il prelievo meglio delle latifoglie.

 
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